Bosco della Prigione (Bòsch d’la përzon)

Estesa per circa 15.000 mq a sud-ovest dell’abitato di Torre San Giorgio, ai confini con il territorio del comune di Saluzzo, quest’area, di proprietà comunale, è un’isola di carpini, pioppi, robinie ma soprattutto di grandi famie sparse qua e là che, con la propria imponenza, movimentano un paesaggio altrimenti piatto e monotono, scandito soltanto dalle regolari geometrie dei pioppeti e delle piantagioni di mais, tanto che la presenza di alberi ad alto fusto sembra quasi il frutto di una casuale noncuranza. “E’ quasi un miracolo che, in una pianura industrializzata che non è più campagna, ci si possa ancora sedere all’ombra di una vecchia quercia” è il primo pensiero che viene in mente mentre si passeggia con ancora nelle orecchie il rumore degli autoveicoli della vicina strada ma, addentrandosi nel bosco, si scopre ben presto che l’uomo non ha dissodato quest’area semplicemente perché non è riuscito a farlo. Da sempre, infatti, gli affioramenti idrici la rendono difficilmente percorribile con buoi o trattori (da qui deriva il nome “bosco della prigione” poiché chi vi si addentrava stentava ad uscirne), scoraggiandone un uso agricolo diverso dalla pioppicoltura.

Le opere di bonifica intraprese a partire dagli anni ’70 per favorire il drenaggio hanno contribuito a creare un complesso intrico di canali che collegano fra loro alcune piccole torbiere e pozze, frequentate da tritoni, rane, bisce d’acqua, ditilischi, libellule ed altri insetti legati all’acqua. Anche il mondo vegetale è molto ricco: si possono vedere piante tipiche delle zone palustri come i carici e le tife, oltre a berrette da prete, palle di maggio, equiseti, noccioli, felci, querce, carpini, frassini, pioppi bianchi, salici e ontani.

Il lento trascorrere del tempo in questo luogo è scandito dal canto degli uccelli e dal furtivo movimento degli animali. Con un po’ di fortuna e di silenzio si possono osservare il germano reale, il fagiano, il picchio rosso maggiore, l’airone cinerino e quello bianco, nonché il tasso, il riccio ed il ghiro.

Nel 2005 il Comune di Torre San Giorgio ed il WWF, con il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo, hanno realizzato un progetto di recupero ambientale dell’area, finalizzato alla valorizzazione della funzione didattico-ricreativa del bosco, che prevede l’allestimento di un percorso naturalistico, il ripristino delle pozze d’acqua, la messa a dimora di essenze arboree ed arbustive autoctone.

In passato le zone umide erano considerate luoghi malsani, in quanto portatrici di malaria e altre malattie infettive. Per secoli nell’immaginario collettivo, le paludi e gli stagni hanno rappresentato per l’uomo quanto di più desolante e negativo ci possa essere.

Questa è ancora l’immagine tradizionale che sopravvive tutt’oggi nella maggioranza delle persone. Il termine “zona umida” è molto ampio e comprende una vastissima varietà di ambienti. Luoghi quindi, dove si stabilisce un connubio speciale fra la terra e l’acqua.

L’unione fra i due elementi genera ambienti unici ed irripetibili, fragili e ricchissimi, affascinanti e sconosciuti, da avvicinare con molta discrezione, conoscere, amare e proteggere. L’estrema specializzazione adattativa della vegetazione delle zone umide, se da un lato ha permesso loro di colonizzare ogni angolo dell’ambiente acquatico, per contro le rende vulnerabili anche ai minimi cambiamenti dell’habitat, tanto da provocarne una drastica riduzione se non addirittura la scomparsa. Ecco perché molte specie animali e vegetali delle zone umide sono oggi minacciate d’estinzione.

Una delle risorgive presenti nell’area:

Cozze d’acqua dolce (Anodonta) segnalate nell’oasi: