1. Analisi storica, territoriale e paesaggistica

Il tratto di fascia fluviale compreso fra il ponte di Villafranca ed il Podere Pignatelli (non lontano dal quale trovasi il bosco), presenta valenze storiche, botaniche, faunistiche e paesaggistiche di estremo interesse, su entrambi i versanti orografici e per una considerevole larghezza, venendo fra l’altro a coincidere per una certa estensione con la fascia di pertinenza del Parco del Po. Altre attestazioni dell’interesse suscitato dall’ecosistema fiume nei confronti dell’opinione pubblica è l’esistenza in loco di importanti iniziative culturali di valorizzazione, fra cui l’Associazione Amici del Po di Villafranca.

Ad un’attenta esplorazione si è evidenziata tutta una serie di interconnessioni fra poderi e cascine storiche a mezzo di strade vicinali, poderali e camperecce, talvolta conservate dall’uso, talaltra degradate dall’abbandono. Esse in ogni caso si snodano, più o meno vicine al Po, fra coltivazioni cerealicole, prati e campi, fra pioppeti e macchie arboree naturali o naturaliformi; in certi casi come semplici segni di carrareccia, in altri fiancheggiate dagli ultimi, eleganti, filari di gelsi, ontani e salici a capitozza. Anche il reticolo idrografico ed i suoi annessi paesaggistici appaiono come elementi assai qualificanti, poiché nella zona, oltre alla presenza preminente del Po, si evidenzia un sistema di fossi, bealere e canali molto articolato, spesso sottolineato dall’emergenza verde di filari di salici a capitozza, ontani (le tradizionali verne) e frassini; fra tutti si segnala la Bealera Grossa del Molino, profonda incisione del territorio fiancheggiata da vegetazione arborea e confluente nel Po poco dopo l’attraversamento dell’abitato di Villafranca, e la Bealera del Molino, altrettanto panoramica linea arborata che converge nel fiume fra il Boglio e la Villabuona, dopo avere captato le acque della Bealera Vecchia proveniente da Moretta.

Per quanto concerne i cascinali insistenti sul territorio circostante, particolare menzione meritano in questa sede la cascina San Marco, di cui si hanno notizie fin dal XIII secolo, originariamente semplice grangia, poi casaforte e nucleo prediale alle dipendenze dell’abbazia di Staffarda; il Ceresone, bell’esempio di cascinale a quattro corpi di fabbrica, oggi abbandonato, situato nelle immediate adiacenze del fiume; parimenti abbandonata, e forse ancora più interessante della precedente dal punto di vista storico è la limitrofa cascina, senza nome in cartografia, recante su un pilastro una croce Mauriziana a data 1764; splendida dal punto di vista architettonico ne è la stalla con volte in mattoni, che conserva ancora intatte mangiatoie e rastrelliere; lo stesso dicasi, sempre rimanendo sul versante destro del Po, per la cascina Villabuona e la frazione Roncaglia. Passando invece sull’altro lato del fiume, (quello cioè dove sta sorgendo il bosco WWF) sicuro valore storico e architettonico è rivestito dalle cascine Rimbosio e Musinasco (con la sua chiesetta dedicata a San Pietro), e dalle frazioni Cerutti (anch’essa dotata di edificio religioso, oltre a splendidi civili e parti rurali), dalla quale si prevede l’accesso al bosco stesso a partire dalla via comunale, Madonna degli Orti, con l’omonima chiesa, ed ancora il prestigioso podere modello Pignatelli, sede di una storica istituzione agricola a sfondo didattico-scientifico. Meritevole di essere incluso nel novero delle costruzioni di interesse storico, seppure leggermente scostato rispetto agli altri edifici segnalati, è senz’altro il maestoso santuario della Beata Vergine del Pilone, sorto a fine Seicento a celebrazione di un portento religioso datato 1684.